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La funzione della pederastia nella Grecia Antica
di Alessandra Tenore La “Costituzione degli Spartani” di Aristotele, la cui origine è attribuita alla figura del mitico Licurgo, dedica un’ampia parte all’educazione(dal greco agogè) dei fanciulli: “un’educazione rivolta ad obbedire disciplinatamente, a resistere e a vincere in battaglia”. Per più di dieci anni i giovani, raggruppati in schiere, erano sottoposti a prove di resistenza e simulazioni di combattimento, facendo appello all’astuzia. Al termine di questo periodo di prova, i migliori tra gli “ireni” erano sottoposti alla “krypteia”. I cripti, cioè i “nascosti”, erano inviati in pieno inverno nelle più remote regioni del territorio, senza provviste e muniti di coltello, nutrendosi solo di piccoli furti e dando la caccia agli iloti. In questa fase erano “anti-opliti”. In questo modo l’educazione era “un esercizio di obbedienza”. Proprio nel paragrafo 17,I della “Costituzione degli Spartani” c’è un’espressione che ha messo in moto una serie di studi sull’argomento. Il passo recita: “Quando avevano quell’età(12 anni), cominciavano a frequentare degli amanti, che erano giovani stimati..”. Il Termine “amanti” viene dal greco erastài ed indica un tipo d’amore fisico, ma anche un certo incontro costante tra l’amante e l’amasio. Un altro passo di tal genere è testimoniato sempre da Aristotele nella “Costituzione dei Cretesi” dove si legge: “E vengono abituati al valore e alla resistenza. Imparano soltanto le lettere, ed anche queste in maniera appena sufficiente, sembra poi che per primi abbiano avuto relazioni erotiche tra uomini, e ciò presso di loro non è cosa di cui vergognarsi. Quando si impossessano dell’amasio, lo conducono su un monte o nei loro campi e li banchettano per sessanta giorni: più a lungo non è consentito. E l’amante gli da una veste, altri doni ed un bue”. La spiegazione di questi fenomeni consta nel fatto che le origini dell’omosessualità, ed in particolare il rapporto tra un adulto ed un giovane, vanno cercate(in base anche a recenti ricerche) esattamente nel passato tribale della società greca, quando la comunità si basa sulla divisione per classi d’età. Nelle società tribali il passaggio di un individuo da una classe d’età all’altra è accompagnata da una serie di riti(i famosi riti di passaggio). Per essere accolto nella classe di età superiore, l’iniziando deve passare un periodo di tempo lontano dalla collettività, vivendo al di fuori del vivere civile. Anche ad Atene, infatti, i giovani sottoposti all’efebia(19/20 anni) ricevono una completa istruzione militare presso la guarnizione del Pireo che dista 10 km sud est da Atene. Essendo quest’ultimo luogo lontano dalla città, riveste la funzione di zona d’isolamento. Il giovane, quindi, deve attraversare un periodo che gli etnologi chiamano “segregazione”, accompagnato da un simbolismo di morte. Al termine di questo periodo, finalmente, rinasce a nuova vita, come membro della classe d’età superiore. L’amore omosessuale tra un uomo ed un ragazzo affonda, in Grecia, le sue radici proprio in questi riti. I ragazzi apprendevano le virtù che avrebbero fatto di loro degli adulti durante il periodo di segregazione, vivendo in compagnia di un uomo, al tempo stesso educatore ed amante. Questo è il significato della pederastia greca. La sottomissione ad un rapporto sessuale con un adulto era un presupposto sociale indispensabile per la nascita di un individuo che, da quel momento, avrebbe assunto il ruolo virile nella sua pienezza: avrebbe abbandonato il ruolo passivo ed avrebbe assunto quello di marito con le donne e quello dell’”amante” con i ragazzi. L’amore tra uomini risale ad un momento della storia greca in cui il rapporto uomo-donna non stava al centro dell’organizzazione sociale. Al centro di questa organizzazione stava il rapporto tra uomini: il rapporto eterosessuale dava la vita fisica; la funzione di dare vita nel gruppo al maschio adulto, la funzione di creare l’uomo come individuo sociale spettava al rapporto omosessuale. Questo rapporto, però, durava solo per un tempo limitato. Una volta raggiunta la maturità, il ragazzo doveva abbandonare il ruolo passivo ed assumere un ruolo duplicemente attivo: quello del marito e quello dell’amante, educatore di un ragazzo “amato”.
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