
PLACE DE LA CONTRESCARPE

di Domenico Cosentino
Arrivammo lì
frettolosamente dopo
essere passati davanti
il Pantheon.
" è magnifico!"
Dicesti con quegli occhi
innocenti. Sembravi un
bambino che per la prima
volta riceve un regalo a
natale.
Laura ti sistemava ogni
tanto quella sciarpa
blu, assicurandosi che
tu non prendessi freddo,
il nasone rosso che
gocciolava. Assorbivi
tutto, quelle stradine,
quelle facce. I
marciapiedi erano
congelati e una leggera
neve ricopriva quella
magnifica città e
assopiva i nostri
ricordi.
Arrivammo a place de la
contrescarpe per
mostrarti il quartiere
più antico e
caratteristico della
metropoli. Per mostrarti
quella parte di Parigi
in cui avevamo vissuto e
di cui portavamo un
ricordo vivido nei
nostri cuori.
Ti mostrammo la cabina
dalla quale vi
chiamavamo almeno una
volta la settimana. Tu
gridavi nella cornetta
sperando che la tua voce
arrivasse a noi,
superando i chilometri
che ci separavano. Non
sapevi che ormai il
progresso aveva
facilitato la
comunicazione,
avvicinando in questo
modo persone che per
qualche motivo avevano
dovuto allontanarsi.
Parigi grigia, Parigi un
pò melanconica. Ricca e
povera, assordante e
calma.
Arrivammo in quel
piccolo cafè all'angolo.
" da qui si vede tutta
la piazzetta".
Andasti diretto al
bancone spiegando in
italiano che volevo un
caffè in vetro. Il
barista ti guardava
stranito e ti sorrideva.
Non capivi le differenze
linguistiche, per te era
naturale parlare
nell'unica lingua che
conosci. Ti sedesti ad
un tavolino nella
veranda sfogliando il Le
Monde e facendo finta d'
interessarti a quel
mondo forestiero.
Gesti meccanici che
compievi ogni giorno a
casa. Quei gesti che mi
hanno sempre
rassicurato, immutabili
in tutti questi anni.
Sistemasti la coppola
sul tavolino di marmo
aspettando pazientemente
il caffè.
Nel locale c'era odore
di chicchi appena
tostati, il vapore delle
macchinette riscaldava
lo stanzone e le tue
guance diventarono
rosse. In strada la neve
era più spessa e cadeva
con prepotenza quasi a
cancellare quel
paesaggio che iniziavi
ad amare ora dopo ora.
Osservavi quella città
attraverso i nostri
occhi e le nostre
descrizioni.
"sai in quel mercatino
andavamo a fare la
spesa."
"lì vendono il miglior
formaggio di tutta
Parigi."
sorseggiavi la brodaglia
nerastra e sorridevi.
Con malizia.
Davanti la casa in cui
abitò Verlaine ti
fermasti, era d'obbligo
rimanere estasiati e
allo stesso tempo
delusi, al piano terra
avevano aperto un
ristorante e le insegne
avevano coperto l'antico
portone.
" perchè devono guastare
tutto?"
Guastare, marcire. Il
vero problema di Parigi
sono appunto i parigini.
Sulla discesa di rue
mouffetard prestavi
attenzione a non
scivolare, aggrappandoti
al mio braccio. Ti
piacevano quelle
mattinate a marciare per
la città, imparandone la
sua struttura e carpendo
la sua essenza. Sei
sempre stato un gran
camminatore.
Ti osservavo di nascosto
e i tuoi occhi verdi per
la prima volta erano
lucidi ma non a causa di
lacrime trattenute. Eri
davvero felice.
Nel ristorante cinese
dove anni prima
mangiavamo spesso,
ordinasti tutto quello
che era in menù. Erano
sapori nuovi per te,
aromi e spezie
sconosciuti.
“
ma come cazzo fanno a
mettere il caramello sul
maiale. E come cazzo è
buono!”
Mangiavi, soddisfatto,
rendendoti conto che
forse ti eri nascosto
per troppo tempo, che
forse era davvero bello
uscire allo scoperto e
arrendersi alla
serenità.