La poesia come terapia

 di Apostolos Apostolou

Filosofia e Psicanalisi

Comincerò con una domanda. Come si può oggi parlare di terapia in un epoca dove questo termine è così carico di articolazione burocratica ed è stabilito come centro funzionale e modello di tutto un sistema di guarigione, che in sostanza si identifica con il potere? Tanto piú che il relatore oggi è quello che insegna la filosofia e le tecniche terapeutiche di filosofia e poesia ed è considerato come l’ispiratore dell’operazione poetico-filosofica. L’operazione poetica-filosofica non ha per obiettivo di convincere e di impressionare, né di dimostrare, ma bensí di condividere le opinioni, le conoscenze, le esperienze teorizzate, che sono ricostruttibili e verficabili, rispetto alla responsabilità e la libertà, in modo da rendere il suo interlocutore aperto alla negabilità della sua ingegnosità. Come si puó parlare oggi di terapia quando anche S. Freud nel testo del « Pirata ed il non Pirata Analisi » annunzia la sua fine? Dicendo che la psicanalisi si stacca dall’obiettivo della terapia [ 1 ] ossia dalla formazione, noi diremmo sregolamento – nuova regolazione – o adattamento ed anche dalla formazione educazione-terapia. Le domande per quanto riguarda la psicanalisi sono chiare: Chi può determinare la perturbazione e la guarigione? E come è possibile farlo? In un epoca dove la rappresentazione è vista come processo di pensiero e fabbricazione della fantasia (Derrida dice che la rappresentazione funziona come una copia di qualcos’ altro che non e’ mai stato, come principio del principio ) [ 2 ] la filosofia, invece di seguire ogni ipotesi e presupposto è diventata sempre piu imitazione di un linguaggio antico, perdendo la sua funzione di mera contemplazione. Le scienze della natura e dell’ uomo diventano sempre piu fiscalismo , che ci costringono a liberarci e l’ arte, d’altro canto, diventa sempre piu tecnica e decorazione. La letteratura e la teoria estetica sono una sintesi “vana” di tutte quante materie messe insieme: ormai è ovvio che siamo sotto la pressione del successo e dell’ utilita’. Cosi, malgrado certi successi, queste arti dimostrano lo stesso le loro debolezze e evidenziando la loro mitologia e rifiutando di vederele soluzioni che hanno in se’: per questo piuttosto che risolvere i problemi finiscono coll’aumentarli. Non essendo quindi possibile evitare la loro sorte, conoscono la loro morte nel pensiero vasto e ricco che sa giocare al gioco della conoscenza assoluta. Molte teorie parlano di vissuto come soglia della autoconoscenza, senza soffermarsi più di tanto sul termine: come possiamo definire il vissuto? [ 3 ] Il vissuto viene definito come il fissaggio di un espressione della vita tramite l’attenzione ( vedi psicanalisi ) ed il nesso con processi nozionali. Questa era una condizione propria di tutte le scuole psicanalitiche e psicoterapeutiche. Per la filosofia, il vissuto è un fare senza interruzioni, una risultante di funzioni e rapporti non qualcosa di costante e fisso. Altri autori invece si soffermano sul concetto del dopo vissuto, come Rickert. L’errore sta nel fatto che attraverso il vissuto questi autori cercano di arrivare alla comprensione di tutto (non dimentichiamo la figura interpreto / capisco). Tuttavia Jaspers ritiene che ogni tipo di comprensione comprende un elemento di costruzione. Se vogliamo ricercare un approccio post terapeutico filosofico, questo deve procedere entro una filosofia del gioco. IL gioco come maschera della filosofia di Nietzsche, [ 4 ] come metafora o immagine (riferimento) costituisce una sfida, ossia un invito all’attivazione del soggetto a procedere con la rottura con l’identità e l’unità. Secondo Nietzsche la maschera come passione assurda e coesistenza di luoghi opposti della molteplicità e delle contraddizioni permette un avvicinamento pieno alle tensioni delle sensazioni, inteso come il luogo dell’intermedio o meglio il luogo del’ insieme (per la prima volta incontriamo il termine nel Platone, quando usa la parola metaxy cioe’ insieme, Simposio e Filebo, ma anche a Heidegger, con il concetto Lichtung cioe’ Lucide )

Il concetto dell’intermedio è forse la causa del pericolo, la causa della maschera, del gioco, del luogo intermedio, ossia della cultura,(secondo lo psicanalista Winnicott ) e della poesia ( secondo Platone e Nietzsche ) E questo perché come dice Nietzsche per un poeta autentico la metafora è un immagine o un concetto e quello che vede il poeta è uno spettacolo che costituisce una rappresentazione teatrale dove le parole diventano maschere. Tutto questo però non un gioco inteso come terapia che perde il suo taglio di inversione e del quale gli estremi sono definiti in una via di uscita sicura, (come sostiene F. Faun ) ma è invece un gioco con tutti i rischi. Il gioco è sinonimo del Questo (Cela ) e Quello (Id ) che puó essere paragonato con l’inconscio. È aperto sul luogo e sul tempo delle risposte. E come dice K. Axelos il gioco non è un predicamento del mondo: il gioco gioca il mondo.( Riguardo al gioco nella filosofia hanno parlato M. Heidegger, E. Fink, J. Granier, K. Axelos. J. Derrida ). Il gioco conosce ogni comportamento nostalgico e reattivo e soffoca all’interno dei suoi stessi limiti: ogni opportunismo semplice e pulito perde tempo, mentre l’opportunismo scuro e sopraccarico rimane piano e monolineare. In tutto questo alle grandi domande non possiamo che rispondere senza rispondere. La vita infatti non è come un labirinto di supplementi o sostituti (la vita come supplemento per ricordare Derrida) né una funzione dell’ellipse / desiderio, ( secondo psicanalisi ) che crea la metafisica della diaspora.

Poesia come Terapia

Poesia e filosofia del gioco sono vicini senza che sia tuttavia stabilito che siano deducibili e spiegabili insieme. La poesia dà alle cose un nuovo nome, ( in letteratura greca antica c’è un testo che riguarda la poesia e il nome delle cose. «Ορφέως δε ός και τά όνόματα αύτών πρώτος έξηύρεν…» ) mentre la filosofia del gioco ribattezza le cose. [ 5 ] Come ci dirà Stefan Georg nel poema“ Das Wort “ il poeta impara la dimissione. Ma questo succede anche con il gioco filosofico che si esprime come una sistematica aperta che ci impedisce di giocare senza giocare, ( K. Axelos ) [ 6 ] Visto che il gioco e’ aperto e insicuro, esso impone la dimissione rispetto a qualcosa che succede. Tuttavia tramite tutte le negazioni, sorge un’ affermazione. La dimissione non e’ che il tutto che si perde mentre la nuova nomenclatura è il familiarizzare uno sguardo nuovo oppure il riconoscimento della conoscenza secondo le teorie psicanalitiche e psicoterapeutiche ) Cosi l’ assoluta impasse senza uscita, il rischio esistenziale, l’ insicurezza totale, l’esclusione multidimensionale, in una parola, il vuoto assoluto, costituisce una sfida per l’uomo.Saremo all’ altezza della corrente sotterranea che si muove all’ ombra dello spazio-tempo e lungo orizzonti lontani che ci procura le sue luci. in fonfo è questa e’ la vera scommessa dell’ uomo.[ 7 ]

Oggi le facolta’ piu’ profonde e piu’ sottili della psiche, quelle da cui dipende la conoscenza intuitiva che sola ci mette in rapporto con l’ essere, sono state distrutte in gran parte da una cultura materialistica e tecnologica. Ma se la coscienza non guida la nostra emotiva e la nostra fantasia – tutto cio’ che appartiene alla sfera di cio’ che chiamiamo l’ irrazionale – queste facolta’ degenerano, e degenerando si appropriano di noi in mondo nascosto e inosservato fino a sconvolgere la nostra vita. Ecco il ruolo della poesia. E’ quello di indicare l’ importanza dell’ incoscienza in modo intenso e particolare. Se il depressivo si deve rilassare, se l’ anioso deve dominarsi e l’ inibito deve osare, la poesia puo’ aiutare. Perche’ la poesia risponde alla corrente sotterranea che si muove all’ ombra nello spazio e nel tempo, nelle situazioni e nei caratteri umani e all’ orizzonte degli orizzonti lontani che ci proccura la sua luce.

Il famoso '' dov’ era Es, deve diventare Io” di Freud, con la poesia diventa ''dove sono Io bisogna che emerga Es''. Questo non significa l'esaltazione di Breton dell' Es come '' estremo rimedio''. Secondo la poesia il mondo e' '' un segno'' (Goethe – Mefistofele, Rembaud, Mallarme ). La poesia sostiene che l' altro parla mezzo linguaggio. Lo stesso non dice con altre parole, anche S.Freud. '' L'inconsio non parla il linguaggio dell'Altro, ma parla molti dialetti, incomponibili e intraducibili in un linguaggio”(Vedi: S.Freud, Opere, Vol.VII, Ed. Boringhieri, Torino 1975, p.260. Anche qui possiamo vedere che cosa dice l'analisi.” l' analisi non sarebbe dunque una pratica di trasformazione che, spezzando il grande sasso della verita', descrive le contraddizioni che questa componeva in una parola piena, totale, ma all' opposto è proprio la conferma della verita' nella scoperta della parola dell' inconscio.” )

Siamo davanti ad un’apertura culturale dove filosofia e poesia insieme ( ricordate il pensiero presocratico che era un pensiero poetico-filosofico ) dicono che l’ uomo puo’ cercare di imparare e di imparare di nuovo, riflettendo sulla vita e vivendo le nostre riflessioni.

Il gioco poetico-filosofico organizza , quando possibile, un pensiero interrogativo che non è ne’ scientifico, cioe’ funzionalita’, ne’ psicanalitico ossia narrativa e teoria delle proiezioni, ne’ micro-costruzioni sociologiche ossia ideologie prosaiche. La poesia ci dira’ che la nostra epoca non ci appartiene , come una proprieta’ nostra , ma che invece siamo noi che apparteniamo ad essa come se fossimo suoi figli, in un’ apertura culturale. [ 8 ] Per questo dobbiamo essere aperti al fascino del tutto-nulla provando sia il tutto che il nulla.

[ 1] Abrams M. H., The Deconstructive Angel , Critical Inquiry 3 1977,p,425-438.

[ 2 ] J.Derrida, L Archeologie du frivole. Introduzione, in Essai sur l origine de la connaissance humaine, Paris, Galilee, 1973, p, 87.

[ 3 ] N. Abraham, L Ecorce et le noyau, Paris ,Aubier-Flammarion,1978, p.54.

[ 4 ] S. Kofman, Nietzsche et la metaphore,Paris, Payot,1972, p,67.

[ 5 ] J.Kristeva,Polylogue,Paris,Seuil,1977,p, 46.

[ 6 ] K. Axelos Systemattique ouverte, Paris, Editions de Minuit 1984, Problemes de l enjeu, Paris Ed. de Minuit 1979 , Le jeu du monde Paris, Ed. Minuit, 1969.

[ 7 ] Jean-Luc,Nancy, L Abosolu litteraire,Paris, Seuil,1978, p, 72.

[ 8 ] La poesia, natura e registra i sentimenti. Vede con altre parole l’ uomo come ‘possibile essere’, cioe,’ come lui esiste nella decentralizzazione, nell’ inizio dell’ incertezza, come volonta’ che non e’, per questo l’ uomo rimane un divenire aperto (ecco una nuova proposta con un significato analitico)

Apostolos Apostolou Dr in Filosofia ,

BIBLIOGRAFIA GENERALE

DE MAN PAUL, ALLEGORIES OF READING, YALE UNIVERSITY PRESS,1979

LACOUE-LABARTHE PHILIPPE- NANCY JEAN-LUC, LES FINS DE L HOMME : APRTIR DU TRAVAIL DE J. DERRIDA, PARIS GALILEE, 1981

TERRY EAGLETON, MARXISM AND LITERARY CRITICISM, LONDON METHUEN,1976.

TRILLING LIONEL, THE OPPOSING SELF, NEW YORK ,VIKING,1955.

 

 

 

 

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