![]()
|
|||||||||||||||||
|
POESIE
da "Alone like a dog"
… NUMERI
Era impossibile non ammirarti Anche se ormai anziano Dimostravi una forza d’animo magnifica. Espandevi luce introno a te. Ero sempre incuriosito Dalle tue storie. Le raccontavi la domenica, quando venivamo a pranzo da te. Storie della tua gioventù. Quel tatuaggio che avevi sul braccio. Mi affascinava. Lo tenevi quasi sempre nascosto, come se te ne vergognassi. Solo d’estate saltava fuori. E appena potevo lo toccavo. Una volta ti chiesi, con tutto il coraggio che avevo, “ nonno, ma questi numeri che hai qui, cosa significano?” Tu non ti perdesti in mille vaneggiamenti “ un tempo questi numeri erano il mio nome”
Mi chiesi come era possibile una cosa del genere, visto che tu avevi il mio stesso nome. Solo dopo ho capito. Solo dopo mi son reso conto di quanto ero ingenuo. Di quanto doveva averti fatto soffrire Quella mia stupida e tremenda domanda.
UN GIORNO ripensando a quel giorno mi sento triste. mi fa male qualcosa dentro. Ripensando a quel giorno a palermo Io soffro. Soffro per te. Tu che hai ricevuto un brutto dolore. Tu che poi hai pianto Nella mia stanza. Mi hai abbracciato E mi hai bagnato le spalle, con le tue lacrime. Poi ti sei addormentata Nel mio letto. Ti carezzai la testa E dopo, quando fui sicuro che tu dormivi Iniziai a piangere anche io
un pò di
tristezza, perchè no? tutto cambia in peggio
UNA STORIA NORMALE
lui era rimasto solo. Triste e solo. Vecchio. Tanti anni di vita condivisi con lei e ora più nulla. Faceva fatica ad alzarsi dal letto. Ma lo faceva per i suoi nipoti. E poi doveva fare questo grande viaggio. La prima volta che saliva su un aereo. Aveva paura. Ma era anche un po' felice. Avrebbe visto cose nuove, forse avrebbe anche sorriso. Sorridere? Da quanto tempo non lo faceva più? Ora piangeva spesso. Iniziò a piangere quel pomeriggio d'agosto. Fuori al suo cortile mentre era seduto su una fottuta seggiola di plastica e suo nipote gli stava dicendo che non c'erano più speranze di salvarla. Intanto il cane trotterellava e voleva la sua razione di coccole. Una fottuta storia normale.
ROMA
in questa stradina dove nemmeno il sole penetra, io aspetto. Intanto osservo la gente e i cani, forse sono un'unica cosa. Passa un uomo con un borsalino nero. È visibilmente ubriaco. Mi saluta, facendo strisciare la sua mano destra sulla base del cappello. Un gesto di altri tempi, mi sento meno solo.
|
||||||||||||||||
Questo sito non è un prodotto editoriale, poichè non periodico. E' possibile la riproduzione parziale dell'opera a scopi di critica o discussione, purché autore e fonte siano menzionati. Copyright Rivistaidra 2009 |
|||||||||||||||||