Poeti Italiani e Greci nell'epoca Postmoderna

di Apostolos Apostolou

Che cosa potra’ voler dire allora essere poeta? Condurre una vita disperata, una vita diversa, soddisfatto di essere apprezzato da un piccolo numero di persone? Oppure essere considerato dalla maggior parte come una persona un po’strana accettando, anche con orgoglio, una condizione di alienato, apertamente al margine? E se significasse mimetizzarsi, per lo piu,’ dietro un'altra attivita’? ( Come hanno fatto ad esempio Professori all’Universita’come Edoardo Zuccato in Italia, Giorgio Veltsos, e Haris Vlavianos in Grecia, o giornalisti come il poeta Eugenio Aranitsis in Grecia) Agli occhi di chi  e’ valido il prestigio di cui gode il poeta pubblicando  libri,  riportando  premi e avendo il consenso dei critici?  Come si presenta la nuova generazione poetica in Italia e in Grecia? La nuova generazione dei poeti italiani e greci è quella nata negli anni cinquanta e negli anni sessanta. In Italia poeti come Massimo Bocchiola, Umberto Fiori, Antonella Anedda, hanno in comune l’ originalita’ dei versi con parole  quotidiane .  Parole quotidiane che non annullano la forma  lirica.  Parole composte  da toni, voci, lamenti, elementi  dell’ esperienza. I poeti italiani però non rifiutano le nuove forme (come per esempio, le forme poetiche di postmoderno),  e preferiscono  costruire una pluralità’di cose. Le sperimentazione incessante dei poeti nuovi italiani comporta la dissacrazione del linguaggio, cristallizzato nel convenzionalismo culturale.  Nelle parole esiste una misteriosa qualita’ ma anche nelle tematica della poesia . Ricordo la poesia di Antonella Anedda, in cui la misteriosa qualita’ funziona come memoria. Di un altro livello, invece,  è la poesia di Edoardo Zuccato, poeta  nato negli anni sessanta che non sempre scrive in dialetto.   La poesia  di E. Zuccato come forma e contenuto diventa  ascolto di un antico desiderio  di silenzio e d’ intimita’. Allo stesso livello troviamo  la poesia  del greco poeta Haris Vlavianos (tradotto in italiano). Il poeta Vlavianos cerca la verita’ del creato e del ricreato, crede che la poesia sia un documento vitale, cioè una memoria storica. Un' altra scrittura poetica invece è quella di Eugenio Aranitsis. La  poesia secondo E. Aranitsis e’ una ricerca nel pensiero, luogo di incontro essenziale con la realta’. Molto importante anche il poeta greco Giorgio Veis ( tradotto in italiano): la poesia, secondo questo poeta, non e’ nè un monologo dell’ Ego ne’ un dialogo del Tu e dell’ Io: la poesia funziona in realtù come un universo chiuso, e, come  ontologia,  esprime  un universo aperto. Uno dei migliori poeti Greci degli ultimi anni, e’ Giorgio Veltsos, poeta influenzato dal postmoderno, secondo il quale la forma puo’ divenire il sviluppo della  poesia, quando essa entra nel gioco del linguaggio.

 Se ogni epoca produce la propria poesia, quella di oggi vuole essere una poesia dalla parola pensante che si sostanzia  nell’ errare del pensiero planetario.  Poesia che pensa e si esprime, in quanto l’ uomo comune tende in fretta a unificare le sue idee, che frammentariamente coesistono nella realta’ e  non sono altro che una potenziale somma nei confronti dell’ essere errante dell’ uomo. Uomo che e’ ovunque perche’ e’ padrone del linguaggio comune del pensiero planetario. Da qui la poesia, che e’ l' essenza del linguaggio, ha il proposito di definirsi nella impostazione del suo tempo.  E' necessario quindi che la poesia diventi non solo un incontro  essenziale, ma anche una  percezione della visione del mondo. Solo cosi la poesia esistera’ come balsamo sulle ferite del uomo.

Ecco perche’ Rimbaud sosteneva che “ il poeta e’ veramente un ladro di fuoco”. E anche Nietzshe diceva: “ Flamme bit ich / stumm’ aus flamme bin sicherlich”. Il poeta e’ senza dubbio una tale fiamma.

 

 

 

 

 

 

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