di Apostolos Apostolou    

POETICA E PSICOANALISI

   Quale e’ la relazione tra poesia e psicoanalisi ? E’ una domanda a cui è difficile trovare risposta. Eppure la poesia e la  psicoanalisi coicidono in ciò che possiamo dire  gioco dell’ avventura del creato e del ricreato.

    La poesia conferma la psicoanalisi fino al punto da cercare la relazione dell’ io con la temporalita’, rivestendo di immagini, sentimenti e situazioni che diventano enti privati ( materia prima ) della personalita’.

     Forse e’ necessario vedere la psicoanalisi fuori dal pan-determinismo del terapeuta come afferma  Freud  nel testo scandaloso dei "curatori  di  anima “  ( Vedi l’ opera Mose’ di Michelangelo ) quando scriveva che la psicoanalisi non e’ la  ‘ cura ‘  per uscire dal disagio della civilta’, per sanare le ferite o per aiutare l’ umanita’ sofferente, ma in primo luogo trasformazione critica. ( Per la poesia questa convenzione esistenziale si chiama ricreazione ).

Ma se l'analisi non e’ cura dell' anima e non e’ nemmeno la glorificazione del rimosso vuol dire che la stessa non vuole scoprire una realta’ occulta e misteriosa: pertanto si creano nella personalita’ del uomo  le varie formazioni significative,  individuali, sociali e collettive, che cercano di ridurre all’ unita’ la trasparenza  e la chiarezza di un rapporto univoco con la realta’ ( vedi : S.Freud, Introduzione alla psicoanalisi )

La psicoanalisi esamina il linguaggio perche’ secondo Freud l’ inconscio parla molti dialetti, incomponibili e intraducibili in un linguaggio. [ 1 ]  Questo linguaggio non cerca uno spazio per trovare una verita’ naturale, ma una verita’ materiale totalmente fuori dalla  scena, come sosteneva Freud. Quanto detto però non succede anche con la poesia in quanto essa cerca una verita’ che fa pensare, ma che e’ impensabile.

Sappiamo che l’ oggetto dell’ analisi non e’ la celebrazione dell’ incoscio (che favorisce il fatalismo della psiconevrosi ) o la scoperta di una verita’ assoluta da sottrare all’ oblio o il raggiungimento al di la della distorsioni, di un soggetto pieno, ma la pluralita’ intesa come potere della verita: essa e’ la causa scatenante di ogni effetto e si manifesta nella struttura del nostro linguaggio.

La pluralita’ non e’ invenzione di Freud, ma si pone come potere ,come volonta’ o  desiderio: è un concetto che si ritrova in filosofia e che ci arriva da Nietzsche, ma è presente anche nella Genesi della Tragedia,  nella Critica della Religione cosi come la definische Feurbach e nel Soggetto Trascendentale di Scopenhauer, sul quale e’ praticamente basata l’ inconscio di Freud .  

    Freud con un saggio con titolo  Das Unheimliche,  parlava di pluralita’ di significati. Questa pluralita’caratterizza il desiderio che costituisce  l’ area ‘ rizomatica ‘.Si tratta in sostanza della tentazione di ricomporre uno spazio in cui l’ incomunicabilita’ dei saperi diventa lo spazio della verita’ al di fuori di ogni sapere e di ogni comunicazione. Cosi non parliamo , ma siamo parlati dall’ Altro e dalla sua verita’ ( vedi  J. Lacan  Le seminaire, Livre XVI : D’un autre a’ l’ Autre. ) L’ Altro e’ appunto  il  ‘ testimone ‘ della verita’ che  si articola  senza aggettivi, e’ la causa fondamentale di ogni linguaggio che si pone al di la’ della storia e della civilta’. Freud sostiene che l’ Altro  e’ l’ ingnoranza e scrive : « L’ ignoranza  e’ ignoranza ; non ne deriva alcun diritto a credere qualcosa » [ 2 ] Questa ignoranza e’ la prima materia  della poesia  e lo spazio interiore  si muove su un piano in cui c’e’ esclusivamente la metafora e la metonimia .D’ altronde la metafora e la metonimia percorrono una vita della pluralita’. [ 3 ] L’Altro e la metafora hanno un luogo comune ; ecco perche’ Rimbaud diceva « l’ io e’ un altro ». La metafora va al di la’ del principio di interpretazione come l’ Altro non puo essere conosciuto perche’ ogni conoscenza e’ strangolamento ( secondo Deleuze ) e non puo essere interpretazione perche’ cosi esprime un rapporto di forza ( secondo Foucault ).

     M. Heidegger parlando di poesia di Stefan George sosteneva che nella poesia niente e’ chiaro, ma tutto e’ significativo. Questo significativo guida la nostra emotivita’, la nostra affettivita’ la nostra fantasia,-tutto cio’ che appartiene alla sfera di cio che chiamiamo l’ irrazionale o altro ( forse metafora o ancora metonimia ). Queste valenze ( l’ atro, la metafora, o la metonimia ) fanno parte integrante della psiche e nessun uomo puo’ farne a meno, esse riappariranno con una violenza tanto piu’ grande che attaccandoci di sorpresa, saranno loro a dominarci.

     Bergson scriveva che «  la arte la poesia e l’ estetica corrispondono ad eventi  psichici, »  e  Arneheim  diceva che  il poeta , il pittore, l’ artista  devono trasmettere la  vivida  esperienza  della forze  dell’ anima.

     La poesia non e’ altro che il familiarizzarsi con il nascosto. Heidegger richiamando Holderlin  diceva :  « dichterisch wohnet der Mensch » ciò che è poetico risiede  nell’ uomo. La poesia non e’ metodo terapeutico ma un tentativo di comprendere la struttura della personalita’dell’ essere umano ( Dasein ). Attraverso la poesia è possibile conoscere sè  stessi e la verita’: ciòà avviene solo con la poesia e non quando ci sentiamo meglio migliorando il nostro stato patologico. Se accettiamo che la psicoanalisi e’ soprattuto un metodo di psicoterapia e ha dunque per scopo fondamentale la ‘ salute’ dei pazienti , va accettato anche che la poesia come  scopo lo sviluppo dell’ essenza .La poesia non vuole spiegare la totalita’ dell’uomo ,ma semplicemente comprendere qualcosa a livello umano. Non vuole superare soltanto la scissione tra soggetto e oggetto nella conoscenza, non vuole colmare soltanto la spaccatura tra io e mondo, ma vuole anche illuminare la struttura della soggettivita’ aprendo un nuovo orizzonte di comprensione e dando nuovo impulso all’ indagine gnosiologica sull’ essere dell’ uomo in genere e suoi particolari modi di essere.

    Dobbiamo abitare poeticamente significa che l’ uomo riceve la misura per l’ estensione ( Weite ) della sua essenza .Pero’ la poesia non sostiene  che l’ uomo appare « come tale » perche’ cosi ogni verita’ e’ possibile ( opinione  della  analisi  esistenziale di Heidegger, e di L. Binswanger ) al contrario cerca di pensare un’ esperienza di verita’ che non appaia neppure « come tale » , perche’ dal momento in cui appare ‘ come tale ’  puo essere capita e quindi trasmessa attraverso il linguaggio ordinario, attraverso  il linguaggio nel senso corrente del termine. Questa opinione e’ l’ eesenza della cosa che appere ’ come tale‚’   e la poesia non riconosce nessun verita’ singola  ma vuole una verita’ che ( metaforicamente )  cambi le cose.

    Nella poesia tutti i rischi sono aperti come aperti sono i rischi della vita .Ecco perche’ la poesia non e’ solo parola del ritmo, ne’ elemento retorico ma  un viaggio che trasforma la vita . Il greco filosofo e psicoanalista C. Castoriadis sosteneva che abbiamo bisogno di completare il famoso « Dov’ era Es, deve diventare Io » di Freud con «Dove sono Io bisogna che emerga Es». Questo puo’ succedere solo con la poesia.

 

[  1  ]   S. Freud :  Vorlesungen zur Einfuhrung in die phychoanalyse, 1916-1917, in italiano Introduzione alla psicoanalisi,  Boringhirri  Torino 1969, p. 477.

 [  2  ]     S.Freud :  L’ avveuire di un illusione, Boringhieri, Torino,1971. p.172

 [  3  ]      O  Th. S. Kuhn,    Metapho in science, 1979, in italiano La metafora nella scienza, Feltrineli, Milano 1983, p.106, sostiene che la metafora costituisce un vero ripensamento creativo. « che un altro linguaggio avrebbe potuto localizzare articolazione diverse, che esso avrebbe potuto sezionare il mondo in un altro modo »

                                               

 

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