RACCONTO

di Laura Grimaldi

In una fredda sera di fine inverno, Omar si accorse di essere ormai sull’orlo del suo precipizio personale: l’alcool lo stava velocemente logorando, e nel fisico, che nell’animo. I suoi amici, i suoi familiari, la sua casa,  troppo lontani.

In una terra sconosciuta, lontana dalla sua casa, l’unico conforto per lui era stata  quella dolce manna, che  stordisce i sensi e ti annebbia la mente, ti consente di non pensare a nulla ed intorpidisce le emozioni, quel nettare tanto dolce quanto letale.

Il suo fisico era evidentemente provato: aveva il peso di un bambino, i suoi splendidi capelli biondi erano ormai sporchi ed arruffati; i suoi profondi occhi blu, tristi, spenti ed inespressivi non riuscivano più a sostenere uno sguardo.

La sua casa era un giaciglio posto sul retro di una chiesa, fatto di un vecchio materasso ed una coperta rubata chissà in quale cassonetto.

Il centro di accoglienza, che aveva provato davvero a far di tutto per aiutarlo e sostenerlo, anche psicologicamente, si era ravveduto del fatto che probabilmente non aveva le competenze necessarie per far fronte al disagio di Omar; le piccole volontarie erano state così entusiaste di avergli potuto preparare thè e camomille caldi, pasti e cene abbondanti, ma purtroppo, anche loro si erano accorte che l’aiuto di cui aveva bisogno Omar non era soltanto quello……

Era stato sicuramente bello e vigoroso nel fisico in un tempo lontano, lì nella sua terra, così povera ma così bella e rassicurante con tutti i suoi affetti.

Dal mio canto lo osservavo spesso per strada: all’inizio diffidente e scostante, poi sempre più attenta e pensierosa.

Mi accorsi di lì a poco, che Omar aveva conosciuto il “male di vivere”, quella sensazione che ti opprime e ti fa precipitare vorticosamente lungo un precipizio dalle pareti scivolose, scoscese e senza appigli.

Con la discrezione di chi ha il timore di affrontare una situazione così nuova e disperata, mi avvicinai  a lui, con la speranza che ascoltasse i miei consigli, che accettasse i miei dolci.

Mi scontrai, ahimè, con una triste consapevolezza: stavo parlando con un fantasma, la sua figura esile ed evanescente, il suo viso scavato e segnato dal rossore dell’alcool, non producevano alcuna reazione alle mie belle parole, alle mie confortanti parole, alle mie dolci parole: ah le parole, inutili e stupide di fronte a lui!!!!!

In un momento di labile e alquanto temporanea lucidità, avendo acquistato un po’ della sua fiducia, mi regalò delle perle di saggezza, in un italiano corretto ed arricchito da quell’accento straniero.

Era un ottimo scultore, le sue creazioni erano delle vere e proprie opere d’arte.

Ero entusiasta dopo aver avuto quella breve discussione, ma la delusione era proprio lì, dietro l’angolo.

Una sera, mentre le volontarie stavano servendo la cena, udirono un rumore provenire dalla stanza accanto alla cucina, corsero per capire che stesse succedendo e scoprirono una triste realtà.

Omar era lì, in quella stanza, con gli abiti sudici ed una bottiglia di alcool tra le mani.

Stava cercando di rubare altre coperte, quando fu sorpreso non riconobbe neanche quelle piccole volontarie che tante volte lo avevano soccorso ed amato a modo loro, così come si fa con un amico caro in difficoltà.

Omar stava morendo……

                                                   Da quella terribile sera, sono trascorsi tre mesi, l’epilogo è rappresentato dalla forza e dalla caparbietà che un gruppo sparuto di amici ha cercato di trasmettere al protagonista di questa storia.

Omar ha acconsentito di entrare in una comunità terapeutica, per essere aiutato da specialisti della sua malattia. I suoi capelli biondi hanno riacquistato la loro lucentezza, il suo viso leggermente più paffuto ed i tratti più distesi gli donano un  non so che di affascinante, i suoi occhi azzurri sono tornati a risplendere.

La sensazione più bella che si avverte, però, è quella della sua vitalità che è tornata a scorrere nelle vene, della sua voglia di tornare al suo nobile lavoro di artista.

Certo, il percorso della disintossicazione è lungo ed impervio, ma già è il chiaro segnale di una gioiosa rinascita.

Le piccole volontarie sono tornate a trovarlo in quella comunità, Omar le ha abbracciate e si è fermato a chiacchierare un po’ con loro, ha raccontato dei lavori che svolge durante il giorno, dei suoi propositi futuri.

Alla fine del colloquio con le tre ragazze, si è avvicinato ad una di loro, e con fare delicato ed affettuoso, le ha chiesto di quella ragazza che tante volte lo ha sostenuto con le sue parole, che a modo suo gli ha inculcato un po’ di quella fiducia in se stesso, che voleva a tutti i costi rimpinzarlo di dolciumi: voleva che le arrivassero i suoi saluti, il suo nuovo coraggio, ma soprattutto le sue scuse per tutti quei suoi silenzi, per tutti quei suoi gesti sbagliati.

No, non si era dimenticato di lei, di lei che in una terra straniera aveva provato ad alleviargli un po’ di quel lacerante dolore, che si avverte abbandonando le proprie radici, i propri affetti e ci si dirige verso una terra sconosciuta.

“NEOVIS”     

 Chiedi a te stesso di ritemprare il tuo animo;

 fidati delle tue risorse, anche se non le conosci abbastanza;

 trai linfa vitale dalle persone che ammiri,

 lascia il passo a bassezze e raggiri.

Concedi alla tua vera essenza di inebriarsi della vita,

non arrenderti mai e godi della sua energia infinita.                                                                                               

                                                                                                                    

 

                                                                                                                            

 

 

 

 

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